Biografia

Carlo Savigni (il vecchio) Definitiva LOWNato il 5 marzo 1944, il giovane Carlo Savigni abbandona presto gli studi in commercio estero per affiancare il padre nella conduzione di un negozio di dischi, elettrodomestici e articoli fotografici. È lì che, forte della fiducia concessa dal genitore, comincia a maneggiare corpi e obiettivi con una naturalezza quasi genetica. Nel 1960, sedicenne, si confessa, come in una adolescenziale dichiarazione d’amore, la passione per la fotografia. E incomincia a cimentarsi con materiale di ripresa, sviluppo e stampa. La Nikon F, beninteso, non surroga l’altra metà del cielo. La fidanzata è il soggetto preferito dei suoi scatti.

Tra il 1962 e il 1963 incrocia i suoi passi di fotografo con due compagni di percorso destinati a farsi strada nell’arte della scrittura con la luce: Beppe Zagaglia e Franco Fontana (per tutti il “maestro del colore”).

Nel periodo 64/68 scatta quasi tutte le immagini ufficiali dei protagonisti della  ‘scuola’ musicale beat modenese:  Equipe 84, I Nomadi, Francesco Guccini.  Li incrocia in un bar (il Grand’Italia) dove si ritrovano gli “alternativi” di Modena, che hanno scelto di alzare lo sguardo fuori dai confini dell’ordinario rassicurante della provincia operosa: intellettuali, musicisti, viaggiatori, disegnatori come Bonvi.

Innovatore, sperimentatore e insaziabile di nuovi orizzonti, ma poco incline a diplomazia e compromessi con i producer delle case discografiche, abbandona improvvisamente l’attività professionale di fotografo per dedicarsi ad altro. Ma non abbandona mai del tutto la reflex: scatta per se stesso, per una sete d’immagine che non si appaga, in una continua sfida estetica fuori da ogni logica di mercato e da esigenze di guadagnare soldi o notorietà (che ha già avuto e non vuole barattare con la sua libertà creativa).

Nel 1970, insieme con altri artisti come Franco Vaccari, Gianni Valbonesi, Oscar Goldoni e Claudio Parmiggiani progetta e partecipa a una performance “multimediale” ante litteram: “Pop Whigt? Foto + Suono + Azione”, recita la locandina. Il contatto con gli artisti è nello stesso tempo osmotico e continuo, ma libero da legami e affiliazioni.

Nel 1975 le sue immagini approdano con successo, per esplicito invito di Franco Fontana, alla Canon Gallery di Amsterdam. Ma Savigni, grazie alla passione per le tecnologie e a un mai sopito ‘gusto’ Beat per la provocazione, si immerge nella progettazione di impianti hi-fi e ambienti che prefigurano l’irruzione delle discoteche sulla scena del divertimento di massa. E quasi senza soluzione di continuità fonda una radio “libera” con tutti i crismi per uscire in un baleno dal dilettantismo e imporsi sulla scena nazionale per le novità strutturali e comunicative che propone.

Burbero e simpatico, comunicativo e antisociale allo stesso tempo, Carlo Savigni non ha mai smesso di coltivare la sua passione per la fotografia e ha continuato a ‘scattare’ immagini di grande livello che raramente ha mostrato se non agli amici più stretti….  Cosa gli sia poi successo perché decidesse prima di pubblicarne alcune a stampa e poi di affidarle a questo sito è un mistero per chi lo conosce, e probabilmente è bene che tale rimanga. Quel che conta, alla fine, è che quei negativi siano usciti dai cassetti insieme alle più recenti immagini digitali. Così possiamo lustrarci gli occhi.